In breve. Sulla mappa in diretta della Route du Rhum 2026, il pulsante Routing mostra la rotta più veloce verso la Guadalupa per le prime cinque barche di ogni classe. Ogni ora, un programma prende l’ultima posizione di ogni barca, il vento previsto dal modello americano GFS per i cinque giorni seguenti e una polare approssimata della sua classe, poi cerca il percorso più breve in tempo con il metodo delle isocrone. La mappa ne ricava una rotta tratteggiata, un corridoio in cui la barca è passata tre volte su quattro nelle nostre misure e un arrivo da routing che la scheda dello skipper confronta con la stima a velocità costante. È un routing indicativo, non quello degli skipper: ecco come funziona e quanto vale.

Perché la rotta non è una linea retta

Tra Saint-Malo e Pointe-à-Pitre, la rotta più corta in miglia è raramente la più veloce. Una barca a vela non può andare dritta contro il vento, la sua velocità dipende dall’angolo con cui riceve il vento, e il vento cambia da un luogo all’altro e da un’ora all’altra. Aggirare una zona senza vento, come il centro dell’anticiclone delle Azzorre, allunga la distanza ma fa guadagnare ore. È tutta la questione della scelta nord o sud descritta in le trappole meteo della Route du Rhum.

Il routing risponde a una domanda precisa: nel vento previsto, e con la velocità che questa barca ricava da ogni angolo di vento, quale percorso la porta prima all’arrivo? Servono tre ingredienti: una previsione del vento, la velocità della barca e un algoritmo per cercare la rotta.

Il vento: cinque giorni di previsione GFS

Il vento viene dal GFS (Global Forecast System), il modello globale della NOAA, il servizio meteorologico statunitense. I suoi dati sono di pubblico dominio. Ogni sei ore viene pubblicata una nuova corsa del modello. Rileviamo il vento a 10 metri sopra il mare su una griglia di mezzo grado (circa 30 miglia) che copre l’Atlantico settentrionale, da 100° ovest a 20° est. Il sito conserva le scadenze ogni 3 ore fino a 36 ore, poi ogni 6 ore fino a 120 ore, cioè cinque giorni. È lo stesso vento dello strato animato della mappa.

Tra due punti della griglia il vento è interpolato nello spazio, e tra due scadenze nel tempo. Il router può così chiedere il vento in qualsiasi posizione e a qualsiasi ora della previsione.

La velocità della barca: una polare per classe

Una polare dà la velocità di una barca secondo la forza del vento e l’angolo tra la sua rotta e il vento. Le vere polari dei team sono segrete. Ne usiamo una approssimata per classe: una velocità massima (36 nodi per un Ultim, 24 per un IMOCA, 15,5 per un Class40), un rapporto tra velocità della barca e del vento con aria leggera, e una forma comune a ogni famiglia di scafi. I multiscafi sono più veloci con vento al traverso, i monoscafi un po’ più poggiati. Sotto i 38° dal vento nessuna barca avanza: è l’angolo morto, che obbliga a bordeggiare per risalire. Oltre 35 nodi di vento la velocità cala, perché il mare frena più di quanto il vento spinga.

Polari approssimate dell’Ultim e dell’IMOCA con 16 nodi di vento da sinistra: la distanza dal centro dà la velocità della barca secondo l’angolo al vento. Sotto i 38°, l’angolo morto. Curve calcolate dal codice di routing del sito, prima della taratura sulla flotta.

Una polare approssimata sbaglia per forza. A ogni calcolo viene quindi tarata sulla flotta: per la prima metà della classifica della classe confrontiamo la velocità reale di ogni barca con quella che la polare dà nel vento che ha in zona. La mediana di questi rapporti diventa un fattore applicato a tutta la polare, limitato tra 0,5 e 1,35. Il 6 novembre a mezzogiorno valeva per esempio 0,89 per gli Ultim e 0,82 per gli IMOCA: in regata e in solitario, le barche navigano sotto il loro potenziale teorico.

L’algoritmo: le isocrone

Per cercare la rotta il sito usa il metodo delle isocrone, descritto dal giapponese Hideki Hagiwara alla fine degli anni Ottanta e da allora base dei software di routing. Dalla posizione della barca si prova una serie di rotte, ogni 5°, fino a 110° da una parte e dall’altra della direzione dell’arrivo. Per ogni rotta, la polare dà la velocità nel vento di quel momento e di quel luogo, e quindi il punto raggiunto dopo un’ora (due per le barche più lente). Da ognuno di questi punti si ricomincia.

Il numero di punti esploderebbe in fretta. A ogni passo si tengono quindi solo i più avanzati: visto dalla partenza, l’orizzonte è diviso in settori di 1°, e in ogni settore sopravvive solo il punto più lontano. La sequenza di questi punti forma l’isocrona, il confine di ciò che la barca può raggiungere in tante ore. Le rotte che attraversano terra vengono scartate grazie a una carta delle coste al decimo di grado. Appena un punto può toccare l’arrivo, si risale di punto in punto fino alla partenza: è la rotta consigliata.

Il router del sito in un aliseo da nord-est di 17 nodi, con una zona di vento debole sulla linea retta (punteggiata). Dalla partenza, il ventaglio delle rotte provate; poi un’isocrona ogni 8 ore. Si incurvano dove manca il vento, e la rotta più veloce (tratteggiata) aggira la bonaccia per arrivare in 45 ore.

La meta non è esattamente la linea d’arrivo: il calcolo si ferma all’avvicinamento nord della Guadalupa. Il giro della Basse-Terre fino a Pointe-à-Pitre si aggiunge al ritmo medio della rotta, rallentato di un quarto per i ridossi dell’isola e le manovre. E quando la rotta non raggiunge l’arrivo entro i cinque giorni di previsione, il resto viene estrapolato al ritmo medio con cui la barca si era avvicinata alla meta fino a quel momento.

Ogni ora, i primi cinque di ogni classe

Il calcolo riparte ogni ora, come i rilevamenti di posizione della regata, dall’ultima posizione nota di ogni barca. Riguarda i primi cinque di ogni classe in regata e localizzati. Per ogni classe sono tra 4 e 8 milioni di rotte provate a ogni calcolo. Rientrano nel tempo di calcolo assegnato: i primi tre sono sempre calcolati, il quarto e il quinto quando il budget della classe lo consente, cosa che finora è sempre avvenuta.

Il risultato è servito insieme alle posizioni della regata: accendere il routing non costa alcun calcolo al telefono del visitatore.

Sulla mappa: la rotta, i suoi giorni e il suo corridoio

Il pulsante Routing, in alto sulla mappa, è spento di default e ricorda la vostra scelta. Acceso, mostra una sola rotta alla volta, per restare leggibile: quella della barca scelta se è tra quelle calcolate, altrimenti quella del primo della classe che state guardando. Nella vista «Tutte» compare solo la rotta del primo di ogni classe, con un tratto sottile.

La rotta è una linea tratteggiata, per non confonderla con la scia della barca, che è continua. Un punto al giorno indica la posizione prevista con la sua ora. Oltre i cinque giorni di previsione la rotta diventa una linea di puntini fino all’avvicinamento alla Guadalupa. Poi segue il percorso, dal nord lungo la costa ovest della Basse-Terre, fino alla linea di Pointe-à-Pitre, dove una bandierina segna l’arrivo da routing.

La rotta consigliata di Corentin Horeau (IMOCA), calcolata il 6 novembre 2026 a mezzogiorno dalla corsa GFS delle 6 UTC: un punto al giorno, il corridoio in cui la barca passa tre volte su quattro, i puntini oltre i cinque giorni di previsione e, nel riquadro, il giro della Basse-Terre fino alla linea. Ora di Parigi.

Intorno alla rotta si stende un corridoio. Non è un margine arbitrario: ogni rotta calcolata viene conservata e poi confrontata ora dopo ora con la posizione reale della barca. Il raggio del corridoio è quello entro cui la barca è passata tre volte su quattro, espresso come parte della distanza già percorsa sulla rotta. Parte dallo scarto misurato a 3 ore, si allarga col tempo e poi si stringe verso l’arrivo, dove tutte le rotte si ricongiungono.

La legenda del routing, a destra della mappa sul computer e in un foglio che sale dal basso sul telefono, riassume l’essenziale: l’ora di arrivo da routing, lo scarto con la stima a velocità costante e la precisione rilevata, lo scarto mediano tra le nostre rotte e la posizione reale delle barche a 6, 12 e 24 ore.

Nella scheda dello skipper: l’arrivo da routing

Nella scheda di uno skipper, l’orario di arrivo stimato presuppone che la barca mantenga la sua velocità media fino alla linea, con una forbice. Se la barca è tra le cinque calcolate della sua classe, sotto compare una riga Routing: l’arrivo da routing e il suo scarto con la stima, per esempio «+5 h» quando il vento previsto rallenterà la barca. Un segno la colloca sulla barra della forbice. Le due cifre rispondono a due domande diverse: «se continua così» e «se il vento fa ciò che prevede il modello». Gli orari di arrivo di tutta la flotta sono raccolti nella pagina Arrivi stimati. Come si calcola la stima a velocità costante, e quanto fidarsene, è spiegato in come stimiamo gli orari di arrivo.

Quanto vale questo routing

Ne abbiamo misurato la precisione prima di mostrarlo. Rigiocando le rotte calcolate ogni 3 ore il 5 novembre per i primi tre di ogni classe, lo scarto mediano tra la posizione da routing e quella reale era di circa 20 miglia a 6 ore, 40 miglia a 12 ore e 67 miglia a 24 ore, tra il 10 e il 15 % della distanza percorsa. È 2,5 volte meglio di una semplice stima, che prolunga rotta e velocità delle ultime sei ore.

Lo scarto non viene soprattutto dal vento: la previsione GFS combacia da vicino con il vento misurato in zona. Viene per due terzi dalla velocità, che la polare approssimata sovrastima al traverso e sottostima con aria leggera, e per un terzo dalle scelte di rotta degli skipper, che dispongono di altri modelli, delle loro vere polari e di ciò che vedono in mare. Per questo la mappa mostra un corridoio e non una sola linea, e per questo il routing resta indicativo. Finché la diretta non ha abbastanza misure, la legenda mostra le cifre di questa prova, poi quelle misurate in regata negli ultimi quattro giorni.

Per seguire le rotte dal vivo, aprite la mappa in diretta e accendete Routing.

Domande frequenti

Che cos’è il routing nella vela oceanica?

Il routing è il calcolo della rotta più veloce per una barca, tenendo conto della previsione del vento e della velocità che la barca raggiunge secondo l’angolo e la forza del vento (la sua polare). Lo fanno software che usano per lo più il metodo delle isocrone.

Da dove viene il vento usato dal routing di Offshore Races?

Dal modello GFS della NOAA, di pubblico dominio: vento a 10 metri su una griglia di mezzo grado, fino a cinque giorni di scadenza, aggiornato ogni sei ore.

Ogni quanto viene ricalcolata la rotta?

Ogni ora, dall’ultima posizione di ogni barca, per i primi cinque di ogni classe della Route du Rhum 2026.

Il routing mostra la rotta che seguirà lo skipper?

No. Gli skipper hanno le proprie polari, altri modelli meteo e ciò che vedono in mare. La nostra rotta è quella che troverebbe un router con polari approssimate e vento GFS. Il corridoio mostra lo scarto misurato: la barca ci passa tre volte su quattro.

Perché l’arrivo da routing è diverso dall’arrivo stimato?

L’arrivo stimato presuppone che la barca mantenga la sua velocità media fino alla linea. L’arrivo da routing tiene conto del vento previsto lungo la rotta: si anticipa quando il vento rinforza e si allontana quando cala.